Azione, Calenda e un'isola
stanca delle promesse tradite
Lo scorso ottobre, Carlo Calenda era a Catania a invocare il commissariamento della Sicilia: chiedeva un governo tecnico per sanità, acqua e rifiuti; postava ogni giorno contro Schifani e raccoglieva applausi.
Sei mesi dopo ha nominato commissario del suo partito in Sicilia il sindaco di Siracusa Francesco Italia, facendo sì che metà del gruppo dirigente locale lasciasse sbattendo la porta.
Francesco Italia è sindaco di Siracusa dal 2018, aderisce ad Azione nel 2019. Nel 2023 si ricandida, arriva secondo al primo turno e ribalta il risultato al ballottaggio vincendo con il 55%.
Il problema non è lui (forse lo è anche: alle ultime comunali ha raccolto appena il 24% al primo turno, segno di un consenso personale tutt'altro che solido), ma ciò che rappresenta: negli ultimi anni si è avvicinato molto a Forza Italia. Nel 2024 circolavano già indiscrezioni su trattative per un suo passaggio in FI, partite, si diceva, dall'alto, da Roma.
La sua nomina a commissario regionale è stato l'ennesimo elemento di discordanza all'interno della classe politica del partito, che lamenta un eccessivo flirt con quelli della destra, che in Sicilia governano da anni.
Giorno 7 maggio, a una conferenza stampa a Palazzo dei Normanni, Sonia Alfano (già presidente della Commissione speciale su criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio al Parlamento Europeo, figlia di Beppe Alfano, assassinato da Cosa Nostra) annuncia di uscire da Azione con una frase piuttosto impattante: "Carlo Calenda doveva commissariare la Sicilia e ha finito per commissariare se stesso."
Con lei escono altri importanti nomi del gruppo dirigente. Le accuse mosse dai fuoriusciti sono le seguenti: silenzio su Schifani dopo mesi di attacchi, gestione verticistica, giovani dell'Under 30 lasciati a sé stessi e il dettaglio che è diventato simbolo: durante la sua ultima visita nell'isola, Calenda avrebbe fatto un bagno al mare invece di incontrare il gruppo dirigente, accusa alla quale il partito non ha risposto pubblicamente.
Azione nasce nel 2019 dalla voglia di essere altro. Calenda esce dal PD perché il partito fa accordi che non condivide, e fonda qualcosa di “diverso”. Poi nel 2022 rompe con il PD perché include Sinistra Italiana in coalizione e corre con Renzi.
Nel 2025 Azione vota a favore del DDL sulla separazione delle carriere in Parlamento, sostenendo poi il Sì al referendum del marzo 2026, che ha perso con circa il 54% di No. In entrambi i casi, la stessa posizione del centrodestra. A febbraio 2026, Calenda dichiara di condividere le posizioni di Marina Berlusconi e medita “l’espansione del centro liberale”.
Il dissenso è la merce di cui Calenda fa marketing verso l'esterno e che non tollera all'interno.
Il giorno stesso della conferenza stampa di rottura, Ismaele La Vardera (deputato regionale e fondatore del partito Controcorrente) ha invitato pubblicamente Sonia Alfano ad aderire al suo progetto.
Sullo sfondo sembrerebbe muoversi Matteo Renzi, che tenta di riassorbire dirigenti e parlamentari che negli anni si erano dispersi in altre formazioni. Le elezioni regionali siciliane si avvicinano, e il rinvio strategico di Schifani (che ha allontanato la data del voto) lascia tempo ai fuoriusciti per riorganizzarsi.
La Sicilia, si dice, è un laboratorio. Il problema è che stavolta non si capisce bene cosa si stia sperimentando.
I partiti di centro italiani nascono quasi sempre come reazione a qualcosa: a un accordo sbagliato, a una deriva politica, a un'insufficienza altrui. La loro ragion d'essere è il "noi siamo diversi". Ma la diversità si esaurisce rapidamente quando la gestione interna è identica a quella che si critica: verticistica, personalistica, intollerante al dissenso. Leninista, quasi.
Alfano denuncia che il partito "impedisce di fare politica libera"; il vero problema, quindi, non è certo il presunto bagno al mare di Calenda; è che nei partiti del centro italiano lo spazio per dissentire si chiude esattamente nel momento in cui dissentire diventa necessario, cioè quando il partito scivola verso un compromesso che ne tradisce la promessa originaria.
Questa era la prima del nostro progetto sulla società e sulla politica siciliana: «Cannoli». Il nome non è casuale: deriva dalla celebre e infelice uscita di Totò Cuffaro. Cannoli vuole portare alla luce le dinamiche di una delle regioni più fraintese e meno studiate in Italia.
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