14 luglio 1789: come una fortezza-prigione
diventò il simbolo della Rivoluzione francese

Il 14 luglio 1789 è una di quelle date che tutti ricordiamo in relazione alla Rivoluzione francese. Perché è importante?
Più che un semplice tumulto urbano, la presa della Bastiglia va interpretata come il momento in cui il popolo parigino (la borghesia) si è imposto sulla scena politica come un nuovo e determinante attore politico.

In un contesto già segnato da forti tensioni sociali e dal clima di insicurezza diffusa, la decisione del re Luigi XVI di mobilitare le truppe fu la scintilla che fece precipitare gli eventi: la popolazione, temendo un colpo di Stato militare, reagì prendendo d'assalto la Bastiglia, fortezza e simbolo tangibile dell'arbitrio regio.

La portata storica di questa giornata è straordinaria: per la prima volta, le masse popolari non si limitarono a subire le vicende politiche, ma ne divennero protagoniste.
Dimostrarono la capacità di agire autonomamente e di condizionare le direttive della stessa Assemblea Nazionale.
Charles Thévenin, «La prise de la Bastille» (1793)

Questa rottura rivoluzionaria contribuì a creare lo spazio politico necessario per la redazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (26 agosto 1789).
Se l'assalto alla Bastiglia aveva abbattuto il baluardo fisico del dispotismo, la Dichiarazione ne demolì le fondamenta giuridiche: il suddito (passivo), divenne cittadino (attivo).


Anche se, va detto, si trattava di una minoranza esigua della popolazione, composta da maschi, bianchi, borghesi molto ricchi.
Fonte: Rosa, M., Verga, M., (2003). «La storia moderna. 1450-1870». Bruno Mondadori.
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